| martedì 7 febbraio 2012 |
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Come fare...Recinti per l’allevamento a terra della lepre a cura di Maurizio Arduin (Veneto Agricoltura) Originariamente abitatrice delle steppe, la lepre si è adattata alle zone coltivate. Pur preferendo i terreni pianeggianti e collinari, può essere allevata anche in montagna fino verso i 2.000 m s.l.m. Non ama però vivere nei terreni freddi e umidi ove al mattino la rugiada si mantiene a lungo, come pure nelle pendici ombrose. Queste indicazioni comportamentali sono basilari per la scelta dei terreni da destinare all’allevamento a terra della lepre. Questi infatti devono essere asciutti, sabbiosi e ben drenato con una pendenza, o una sistemazione, sufficiente a consentire la rapida eliminazione delle acque superficiali. In un recinto di anche 600 m2 si possono collocare 1 maschio e 2-4 femmine: l’ottimale è comunque un recinto di 2.000 m2. Fondamentali per questo metodo d’allevamento è la recinzione. Il suo scopo principale non è quello di evitare la fuga delle lepri ma bensì quello di limitare l’ingresso di predatori. In natura il principale predatore delle lepre è la volpe ma negli ultimi anni, specialmente nei recinti a terra, la maggiore predazione è avvenuta ad opera di gatti selvatici e domestici.
Questa deve essere realizzata preferibilmente con paletti in ferro distanziati 2-2,5 m. L’utilizzazione di palificazioni in legno o cemento consentono la salita di gatti e mustelidi (faine, ecc.). All’apice devono essere piegati verso l’esterno in modo da creare una sporgenze “antigatto”. Per impedire lo scavo, da parte di cani e volpi, esternamente alla recinzione deve essere sistemata una fascia di rete di cm. 50 appoggiata sul terreno. In basso, per almeno 30 cm., rete a maglie fini per impedire la fuga dei leprotti. Piante arbusti e rami devono essere sufficientemente lontani dalla recinzione per non essere utilizzati come trampolino di lancio da parte di predatori. All’interno del recinto possono essere piantati alberi da frutto o da legno. La vegetazione che ricopre il terreno (che è in competizione con le piante da frutto) non deve però essere ridotta per mantenere un ambiente idoneo ala lepre. Va ricordato poi che le irrigazioni nuocciono alla lepre. Si consiglia inoltre di conservare o ripristinare le siepi. La lepre preferisce strisce cespugliose poco fitte alternate a zone dove la circolazione a terra è più facile favorendo così la fuga in caso di pericolo
I terreni molto cespugliati devono invece essere “smacchiati” regolarmente a strisce in periodi dove non si provochino danni ai leprotti (da luglio-agosto in poi). Come tutti i selvatici la lepre ama la “diversificazione ambientale” che può essere creata artificialmente, all’interno del recinto, con cumoli di sterpaglie, rovi, fronde, balle di paglia, ecc. che specialmente nel periodo estivo, offrono rifugio ai piccoli. All’interno del recinto devono essere mantenute costantemente delle zone a “terreno nudo” dove la lepre ama riposare. Queste possono essere realizzate con dei motocoltivatori a zappa rimuovendo il terreno per una larghezza di un metro e per una lunghezza di 10-15 m. Creare poi all’interno del recinto cumoli di sterpaglie, rovi, fronde,ecc. che specialmente nel periodo estivo, offrono rifugio ai più piccoli. Bruciare delle fronde onde creare delle zone coperte di cenere dove le lepri di notte le utilizzeranno per compiere operazioni di pulizia liberandisi dagli ectoparassiti. Il recinto deve anche disporre di una piccola pozza d’acqua che può essere artificiale o naturale. Sono preferibili due recinti per garantire una rotazione annuale. Uno viene messo a coltura (lavorazione e semina autunnale e primaverile di medica, orzo e bietola, cereali, topinambur, ortaggi, ecc.) e risanato e il secondo ospita la nuova popolazione (e viceversa)
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