Alcune note di genetica del fagiano
fagiani selvatici e fagiani di allevamento: in
che cosa differiscono?
Francesco Santilli - tecnico faunistico
Introduzione
I fattori che possono influire sulla qualità della
selvaggina da ripopolamento sono diversi. Fra questi sicuramente
la genetica è uno dei più importanti.
La mancanza di selezione naturale, l’elevato
rischio di consanguineità, la selezione da parte dell’allevatore
in favore dei soggetti più idonei alle condizioni di
allevamento, possono condurre a difetti genetici e ad una minore
vitalità nella discendenza (Woodward et al. 1983). L’utilizzo
come riproduttori di soggetti catturati nell’ambiente
selvatico potrebbe essere un strada per ovviare a questo
inconveniente. La fattibilità di questo tipo di allevamento è
stata studiata presso un’azienda della provincia di Siena
utilizzando fagiani preventivamente catturati all’interno di
12 diverse Zone di Ripopolamento e Cattura della stessa
provincia. Tale sperimentazione è giunta al quinto anno di
esperienza
Aspetti produttivi
I fagiani di cattura, una volta immessi nelle
voliere dell’allevamento, hanno dimostrato una certa
difficoltà ad adattarsi alle condizioni di cattività che si è
tradotta in un basso numero di uova deposte (da un minimo di 4,1
ad un massimo di 22,6 uova per femmina). Gli stessi animali
però dopo un anno di permanenza nell’allevamento hanno
aumentato considerevolmente il tasso di deposizione (da un
minimo di 18,1 ad un massimo di 37,6 uova per femmina). Sembra
pertanto che vi sia un progressivo adattamento fisiologico alle
condizioni di cattività che consente alle femmine di
raggiungere un più elevato livello produttivo.
I soggetti di ceppo selvatico nati in
allevamento raggiungono un tasso di deposizione ancora più
elevato che, in alcuni casi, si avvicina molto a quello del
ceppo di allevamento presente nella azienda sperimentale (anche
se complessivamente rimane una differenza di circa il 20% in
meno) (fig. 1).
In conclusione si può affermare che i
fagiani selvatici, anche se una volta adattati alle condizioni
di allevamento possono raggiungere apprezzabili performance
produttive, tendono a deporre un minore numero di uova rispetto
ai ceppi commerciali.
Fig. 1) andamento della deposizione dei vari gruppi di
fagiano
Un dato assai interessante è quello che
riguarda la mortalità dei fagianotti a 60 giorni (Fig. 2). In
tutti e quattro gli anni di produzione in cui erano presenti sia
i soggetti di “allevamento” che quelli “selvatici”,
questi ultimi hanno complessivamente fatto risultare una
mortalità inferiore a quella dei soggetti “tradizionali”.
Dal 1997 al 1999 questa differenza è risultata statisticamente
significativa. Sembra pertanto che i soggetti di ceppo selvatico
possiedono una maggiore resistenza agli agenti patogeni (Santilli
e Mazzoni 2001)
Fig. 2) Mortalità dei fagianotti selvatici e
di allevamento
Aspetti Morfologici
I rilevamenti morfologici sono stati compiuti
sui soggetti selvatici al momento della cattura, sui fagiani
selvatici nati in allevamento, sui fagiani di allevamento
presenti sia nell’azienda sperimentale che in altri 4
allevamenti toscani compreso un ceppo di tipo “americano”.
I fagiani selvatici al momento della loro
cattura hanno mostrato un peso inferiore, una minore lunghezza
del tarso, ed una minore circonferenza rispetto ai soggetti di
allevamento presenti nei centri di produzione di selvaggina
della Toscana presi in considerazione.
Nel confronto con i soggetti “americani”
invece i selvatici sono risultati nel complesso più “piccoli”
e leggeri per quanto riguarda le femmine, mentre più pesanti
per quanto riguarda i maschi. E’ noto infatti che i fagiani di
tipo “americano” derivano da un ceppo selvatico di origine
cinese che si caratterizza per le dimensioni contenute. Il
maggior peso delle femmine “americane” potrebbe significare
che queste ultime sono frutto di incroci con fagiani locali e
che i maschi invece siano stati allevati in purezza.
I fagiani selvatici nati in cattività hanno raggiunto invece
una mole corporea che non differisce in modo significativo da
quella dei soggetti di allevamento presenti in Toscana. Sembra
pertanto evidente che il maggior peso dei soggetti di
allevamento rispetto a quello dei soggetti selvatici sia dovuto
maggiormente al regime alimentare caratterizzato da un alto di
contenuto di proteine che al genotipo. In altre parole un’alimentazione
bilanciata fin dal primo giorno di vita consente ai fagiani di
esprimere tutto il loro potenziale di crescita e di raggiungere
quindi delle dimensioni ben superiori a quelle che si
raggiungono in natura. Tale fatto sembra trovare ulteriore
conferma esaminando anche gli altri parametri morfologici presi
in considerazione (in modo particolare la lunghezza del tarso
che può essere considerato un indice di accrescimento
corporeo): anche in questo caso i volatili selvatici appaiono
più “piccoli” dei corrispettivi di allevamento, ma tale
differenza tende ad annullarsi nel caso dei soggetti selvatici
nati in cattività (Fig. 3 e 4) (Santilli e Mazzoni 2002).
Fig. 3) Peso medio dei maschi di fagiano
Fig. 4) Lunghezza del tarso nei maschi di
fagiano.
L’unico parametro per cui i soggetti
selvatici differiscono sia dal ceppo di allevamento “toscano”
che “americano”, riguarda la lunghezza dello sperone (Fig.
5). Tale differenza è risultata esprimendo questa misura come
percentuale della lunghezza del tarso in modo da rapportarla
alla mole corporea. I fagiani selvatici sembrano avere una
lunghezza dello sperone superiore ai soggetti di allevamento.
Questo ornamento sessuale, nelle popolazioni
selvatiche, sembra che sia correlato con una maggiore
sopravvivenza e successo riproduttivo (Grahn 1993)(Goransson et
al 1990). Sembra inoltre che le femmine di fagiano orientino la
loro scelta sessuale verso i maschi con sperone più lungo (von
Shantz et al 1989) (Grahn et al 1993). Studi di
biologia molecolare hanno inoltre evidenziato una correlazione
fra il genotipo che codifica il fattore di istocompatibilità (MHC)
e la lunghezza dello sperone stesso (von Shantz et al.
1996). Si può quindi ipotizzare che in natura via sia una
selezione naturale in favore dei soggetti dotati di maggiore
resistenza agli agenti patogeni attraverso il maggior successo
riproduttivo dei maschi dotati di sperone più lungo. Questo
potrebbe spiegare il fatto che i soggetti di ceppo selvatico
denuncino un minor tasso di mortalità degli animali di
allevamento anche in condizioni di cattività.
Fig. 5) Lunghezza dello sperone nei maschi di fagiano (in %
rispetto alla lunghezza del tarso)
Aspetti comportamentali
Sono state effettuate delle prove per
valutare la fear dei soggetti nati da genitori selvatici
e quella dei soggetti nati da genitori di allevamento. Sono
stati utilizzati il test dell’oggetto insolito, il
test del rumore insolito, la reazione di immobilità
e la distanza minima di fuga.
Il test del rumore insolito è risultato il
più valido per differenziare le due popolazioni. I soggetti di
ceppo selvatico hanno esitato molto più a lungo prima di
avvicinarsi alla mangiatoia da cui proveniva il rumore prima di
alimentarsi rispetto a quelli di allevamento. Sembra quindi che
l’origine genetica dei fagiani possa influenzare il loro
comportamento. In linea generale i soggetti di ceppo selvatico
mostrano un comportamento più attento e guardingo (Profumo et
al 2000).
Bibliografia
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Santilli F., Mazzoni della Stella R. 2002 Fagiani selvatici e
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Ricerche di ecologia venatoria n. 23: II-IV.
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